A Longobucco, sulle tracce di Norman Douglas
Testo e fotoMASSIMILIANO PALUMBO
IL BORGO è diventatocapitale, anche se gli abitantisono poco meno di quattromila. A Longobucco non ci sono uffici importanti e laposizione geografica non è delle migliori, tanto che durante il periodo fascistafu luogo di confino. Ma Longobucco è il cuore della tessitura calabrese. In unrecente incontro in Portogallo, i lavori nostrani sono risultati unici nel lorogenere. Anche Santo Versace si è appassionato a queste particolari tecnichesilane, e tra pochi giorni lo stilista di Reggio arriverà a Longobucco perconoscere meglio le cravatte realizzate con l’antico telaio.
Il territorio di questo comune si trova quasi tuttoall’interno del Parco nazionale della Sila, da qui la definizione di«capitale». Arrivare a Longobucco è un tuffo in un’altra dimensione, un colpoimprovviso, una sorpresa che non ti aspetti. Si arriva percorrendo la statale177, quella che da Camigliatello porta al lago Cecita e poi alla Fossiata. Ilcammino è agevole, lontano dall’«arrancare» di Norman Douglas. Il traffico nonesiste, compagni di viaggio sono alberi e curve dolci. I pini lungo la stradasono alti, a volte sembra di attraversare delle gole. Auto, poche: una Pandadell’Anas, un camion carico di legname e un gippone. Segno preoccupante. Siamoin piena estate e l’assenza di macchine lascia capire che il turismo non èarrivato da queste parti. Nonostante la bellezza dei luoghi. Intanto la radiocanta «La montagna là, e la strada che piano vien giù tra i pini e il sole. Unpaese, Mediterraneo da scoprire, con le chiese, Mediterraneo da pregare».Dopodichè anche la radio smette di far compagnia, lasciando il posto atrasmissioni disturbate.

Sette chilometri prima dell’arrivo in paese, lastrada cambia improvvisamente pendenza e si tuffa verso il basso. Cambia anchela vegetazione, spariscono i pini e appaiono i castagni. Longobucco appareall’improvviso, dopo l’ennesima curva, mostrando un panorama di tetti eantenne. La piazza del paese è già viva dal mattino: «E’ sempre così, fino asera. Giovani e anziani si ritrovano nel cuore pulsante del paese - spiega il giovane Francesco De Simone -». E’ un ritrovarsi allegro e sereno. Per il visitatore è quasi comeaccomodarsi nel proprio salotto prima della partita vista insieme agli amici.E’ ancora diffusa la tradizione dello «sciannachiaddu». La cricca di amici (aLongobucco questo vocabolo ha ancora un significato positivo) si incontra inpiazza e ogni membro a turno offre un giro di vino. E se l’orario lo consentesi prova anche «u mercatiaddu», spezzatino con patate e aromi vari.

A Longobucco si conservano le tradizioni, quelleludiche e quelle più “serie”. Ma tradizione, in questo fazzoletto di Calabria,vuol dire andare controcorrente. A dispetto di ciò che avviene in molti altriposti della regione, qui si lavora con quel che si ha. E’ il caso dei giovanidella cooperativa Vita nel Parco che, come spiega De Simone, «hanno intrapresoil cammino di valorizzazione turistica di questo territorio». Accanto a Vitanel Parco (www.vitanelparco.it) c’è Anima Longobucchese, l’associazione chelavora insieme alla cooperativa «al fine di valorizzare culturalmente eturisticamente il paese».

Longobucco, poche migliaia di abitanti e un pugno dicase, avvolto dai boschi della Sila, sembra nascondersi al mondo. Eppure lastoria è passata da qui: «In età umanistica alcuni la identificarono anche conl’antica città di Temesao Tempsa di cui parla Omero nel libro I dell’Odissea. Il beato Gioacchino da Fiore, citato da Dante nella DivinaCommedia, venne a predicare nella chiesa matrice, ora santuario». NormanDouglas la descrive così: «In quel momento, Longobucco mi apparve come una diquelle città di sogno delle Mille e una Notte, evocate per magia nell’immensitàdel deserto». E ancora: «Fui invitatoda alcuni cittadini a bere una tazza di caffè e passeggiammo un poco per lapiazza, godendoci l’aria fresca. Le strade sono pulite e ordinate». Da centoanni a questa parte sembra che sia cambiato davvero poco. Non resta altro chevisitarlo.
(7 - continua)